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Fiat 500 Sport 1958: quando il Cinquino scoprì le corse

La Fiat 500 viene ricordata soprattutto come l’automobile delle famiglie, delle città e della motorizzazione italiana. Nella sua lunga storia esiste però anche un capitolo sportivo, iniziato poco dopo la presentazione del modello.

Nel 1958, quando la Nuova 500 aveva appena un anno, FIAT realizzò una versione più potente e riconoscibile: la 500 Sport. Una piccola automobile capace di dimostrare che leggerezza, ingegno e affidabilità potevano contare quanto cilindrata e potenza.

Oggi la Fiat 500 Sport è una delle versioni più ricercate e delicate da identificare correttamente. Una rara 500 N Sport Trasformabile del 1958, accompagnata da documentazione relativa al suo passato sportivo, fa parte anche della storia collezionistica di Antonio Mirenda e del Museo della 500 sui Nebrodi.



Perché nacque la versione Sport

La prima Nuova 500 del 1957 aveva un motore bicilindrico posteriore di 479 cm³ e una potenza iniziale di 13 CV. Era stata progettata per contenere costi, peso e consumi, non per offrire prestazioni elevate.

La leggerezza e le dimensioni ridotte della vettura, tuttavia, suggerivano anche un possibile impiego più dinamico. Alla fine dell’estate del 1958 FIAT presentò quindi una versione Sport, sviluppata per offrire maggiore potenza e partecipare alle competizioni riservate alle automobili fino a 500 cm³.

Secondo la documentazione storica FIAT–Stellantis, la cilindrata venne portata a 499 cm³. Furono modificati rapporto di compressione, testata, camere di combustione, albero a camme e valvole. La potenza raggiunse 21,5 CV, con una velocità massima dichiarata di 105 km/h. Approfondimento ufficiale FIAT

Rispetto ai 13 CV della prima serie, l’aumento era considerevole. La piccola 500 restava entro il limite dei 500 cm³, elemento importante per l’iscrizione nelle relative categorie sportive.


Una livrea diventata inconfondibile

La 500 Sport si riconosceva anche esteticamente. La versione descritta da FIAT presentava una carrozzeria grigia attraversata da due marcate strisce rosse e un abitacolo coordinato nei colori rosso e grigio.

Per affrontare meglio le sollecitazioni delle competizioni, alla normale soluzione con tetto apribile venne affiancata una berlina con tetto rigido in lamiera, capace di offrire maggiore rigidità alla carrozzeria.

La ricostruzione storica FIAT indica inoltre che nel 1959 arrivò una versione Sport con tetto apribile in tela, fermato dietro i sedili anteriori. La produzione della Sport, nelle differenti configurazioni, rimase limitata rispetto a quella delle successive 500 D, F e L.

Questa rarità rende particolarmente importante l’identificazione corretta. Una normale 500 verniciata di grigio e decorata con strisce rosse non diventa automaticamente una Sport originale.


Come valutare una 500 Sport

Per riconoscere un esemplare autentico bisogna studiare insieme anno, numero di telaio, sigle del motore, caratteristiche della carrozzeria, configurazione del tetto, interni e documentazione disponibile.

Nel corso di quasi settant’anni molte Fiat 500 sono state modificate, riparate o trasformate per assomigliare alle versioni sportive. Altre possono avere perso il proprio motore o alcuni particolari originali durante la normale vita su strada.

La presenza di componenti sostituiti non elimina automaticamente l’interesse storico della vettura, ma ogni difformità deve essere riconosciuta e documentata. Prima di un restauro è consigliabile fotografare accuratamente l’automobile e conservare tutti i pezzi rimossi.

Colori, fasce, materiali e finiture dovrebbero essere ricostruiti attraverso documenti affidabili relativi al periodo e alla specifica versione, evitando interpretazioni basate soltanto su fotografie moderne.



La Liegi–Brescia–Liegi del 1958

Nello stesso anno della nascita della Sport, la Fiat 500 dimostrò le proprie qualità in una delle prove di durata più impegnative riservate alle piccole cilindrate.

La Liegi–Brescia–Liegi del 1958 si sviluppava su circa 3.300 chilometri e attraversava strade e passi montani tra Alpi, Dolomiti e Jugoslavia. La competizione era destinata a vetture con cilindrata inferiore a 500 cm³.

Partirono 36 automobili, ma soltanto 13 raggiunsero il traguardo. Tutte e sette le Fiat 500 iscritte completarono la prova, classificandosi al primo, secondo, quarto, sesto, settimo, nono e tredicesimo posto. Resoconto storico FIAT della Liegi–Brescia–Liegi

Il risultato dimostrò soprattutto robustezza e affidabilità: tredici piccole vetture trasportarono complessivamente 26 persone per circa 2.000 miglia, affrontando tre notti e due giorni di viaggio quasi continuo.

La fonte FIAT consultata parla genericamente delle sette Fiat 500 partecipanti e non identifica ogni esemplare come una 500 Sport di serie. Non sarebbe quindi corretto sostenere, senza ulteriori documenti, che tutte le vetture classificate appartenessero a quella specifica versione. L’impresa resta comunque una testimonianza decisiva delle potenzialità sportive del progetto 500.


Dalla Sport alle elaborazioni Abarth e Giannini

La 500 Sport contribuì ad aprire una strada che preparatori e piloti avrebbero percorso per molti anni.

Carlo Abarth lavorò sul bicilindrico della 500 ottenendo potenze superiori e numerosi risultati sportivi. Nel 1963 arrivò la celebre Abarth 595, seguita dalla 695 e dalle relative versioni da competizione.

Anche i fratelli Giannini svilupparono motori, allestimenti e vetture derivate dalla 500. La piccola utilitaria divenne così una base importante per corse in circuito, gare in salita, rally e tentativi di record.

Queste elaborazioni non devono però essere confuse con la Fiat 500 Sport costruita direttamente dalla Casa. Una 500 Abarth, una Giannini e una Sport FIAT rappresentano storie tecniche e produttive differenti.


L’esemplare legato ad Antonio Mirenda

La collezione presentata dal Museo della 500 sui Nebrodi comprende una Fiat 500 N Sport Trasformabile del 1958, indicata come rarissima versione con passato storico sportivo. Scheda della collezione del Museo

La documentazione che accompagna una vettura di questo tipo è fondamentale. Fotografie, iscrizioni, articoli, risultati, libretti e testimonianze devono essere studiati separando sempre fatti dimostrati e racconti tramandati.

Fino alla pubblicazione di un dossier completo, è prudente non attribuire all’esemplare gare, piloti o risultati specifici non ancora confermati. Questa cautela non ne riduce l’importanza: rende il racconto più serio e protegge la credibilità storica della vettura e del Museo.

Antonio Mirenda custodisce così un’automobile che mostra il volto meno conosciuto del Cinquino. La Fiat 500 non fu soltanto simbolo della mobilità quotidiana: seppe diventare anche una piccola protagonista delle competizioni, dimostrando che nello sport automobilistico le dimensioni non raccontano mai tutta la storia.

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